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Gruppo fotoamatori TramutolaLa Cappella di San Vito fu eretta nel 1541 su richiesta di alcuni cittadini di Tramutola i quali, per motivi di profonda devozione verso il Santo, dotarono la cappella di lascito testamentari e con la rendita assicurarono la costruzione e il mantenimento decoroso della stessa.
Le carte antiche ci dicono che i cittadini Ruggiero Pascarelli, Mario Tarfuglia e Sicoranzio Cinciarelli chiesero ed ottennero dall’abate Guevara il permesso di costruire fuori dell’abitato, nella contrada delle Cesine di Sotto, una cappella in onore di San Vito. In seguito divenne sede di una Confraternita che si prodigò di costruire accanto ad essa una piccola casa che serviva come abitazione all’Oblate (una sorte di monaco laico di casa), il quale aveva anche il compito di mantenere pulita la Chiesa.
Come si rileva dalla iscrizione incisa sull’architrave, nel 1734, fu restaurata essendo procuratore di essa Mastro Cristoforo Priculo.
Nel 1725, dal Procuratore fu chiesto all’Abate De Albrizio di introdurre nella festa del Santo una “Perdonanza” e di esentare dal pagamento delle tasse di pasteggio tutti i vari venditori di qualsiasi genere che vi fossero intervenuti. La perdonanza consisteva nell’obbligo di girare per tre volte attorno all’altare conducendo dei cani, che avrebbe preservato dall’attacco del terribile morbo della “rabbia”. Inoltre si facevano girare all’esterno della Cappella muli, asini, ed altri animali.
Questa Chiesa fino agli anni seguenti la II Guerra Mondiale, conservava la sua struttura originaria: molto bassa, con un tempiato in legno, in cui si custodiva una statua a mezzo busto di un santo erroneamente attribuito a S.Crescenza ma sicuramente era il busto di S.Vito che all’altezza del cuore ed in mezzo al petto recava un foro indorato, creato molto probabilmente per contenere quell’antica Reliquia del Santo.
Sull’altare in muratura, in una nicchia con cornici in rilievo, vi si custodiva la statua di San Vito in costume romano attorniato da due cani, in una mano teneva un libro e nell’altra la palma del martirio. All’esterno del magnifico portale in pietra litica ed in mezzo alle due palme vi era uno stemma in pietra con l’effigie del Santo.

Bibliografia:
http://www.chiesetramutola.it/




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